Via Crucis Vicariale
Giovedì 26 Marzo 2026
Ritrovo ore 20:30: Piazza Romagnosi
Conclulsione: Piazza Rosmini
Ritrovo ore 20:30: Piazza Romagnosi
Conclulsione: Piazza Rosmini
Passi della Croce, passi di Pace
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
La pace, la carità e la fede da parte di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo siano con tutti voi.
E con il tuo spirito.
Ci mettiamo in cammino seguendo Gesù sulla via dolorosa della Croce.
I suoi passi sono passi di pace che donano la sua pace a noi. I suoi passi di pace sono di esempio perché anche il nostro pellegrinaggio terreno sia pellegrinaggio di pace, attraverso relazioni autentiche.
Viviamo questa Via Crucis facendoci vicini a tutti coloro che non sono in pace con se stessi, con gli altri, con il creato e con Dio, facendoci vicini ai popoli che stanno soffrendo per le guerre.
Saremo accompagnati dalla Parola che dona luce ai nostri passi.
Saremo accompagnati da compagni e compagne di strada, i poveri, che ci insegnano a fare passi di pace.
Percorriamo con Gesù la sua Via Crucis perché con Lui possiamo essere camminatori di pace, equipaggiati con tutto ciò che la sua Parola ci mostrerà.
Preghiamo.
Dio onnipotente, che al tuo popolo hai rivelato le vie della vita eterna, fa’ che percorrendole giunga fino a te, luce senza tramonto. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Luca (23,20-25)
Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: "Crocifiggilo! Crocifiggilo!". Ed egli, per la terza volta, disse loro: "Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà". Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.
La pace è disarmata.
Dinanzi al momento più difficile della sua vita terrena, Gesù si mostra disarmato. Affronta l’arresto, il processo, la passione e la sua morte senza armi. Avrebbe potuto usare l’arma del suo potere onnipotente e far terminare quel momento oppure avrebbe usato l’arma delle parole per smentire le accuse e magari far cambiare idea a Pilato o a coloro che volevano a tutti i costi crocifiggerlo. Gesù resta in silenzio, tace, costruisce la pace e la riconciliazione senza usare le armi, facendosi ultimo tra gli ultimi, povero tra i più poveri.
È una scelta che probabilmente non condividiamo e che non avremmo mai fatto se ci fossimo trovati in quella condizione ed anche in altre condizioni molto meno gravi. Il suo essere disarmato ci spiazza e ci provoca in maniera forte. Lasciamoci provocare dalla pace disarmata del Signore condannato a morte ingiustamente.
Salah, accusato ingiustamente
Mi chiamo Salah.
Quando hanno deciso per me, non ho capito tutte le parole, ma ho capito che la pace mi era stata tolta.
Non ero una persona: ero un problema. Gesù, tu stai davanti a me senza difenderti, non per rassegnazione ma per non alimentare altro male. Nel tuo silenzio scopro che la pace non è vincere una causa, ma evitare che l’ingiustizia si trasformi in odio.
Preghiamo insieme e diciamo: Disarmaci, Signore.
· Quando veniamo colpiti nel nostro orgoglio.
· Quando affrontiamo situazioni nuove.
· Quando non vengono accolte le idee e le nostre scelte.
Padre nostro…
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Matteo (27,27-31)
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: "Salve, re dei Giudei!". Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
La pace è rispetto.
Spesso, per ragioni diverse, giustifichiamo il male, magari lo consideriamo come qualcosa di normale. Molte volte, a causa della nostra indifferenza non solo giustifichiamo il male, ma addirittura rendiamo invisibile il male che, soprattutto quelli che non contano, ricevono. Rendendo invisibile il male che ricevono rendiamo invisibili queste persone. Sono vittime per due volte: vittime per il male che toglie dignità e rispetto, vittime perché resi invisibili.
I poveri delle nostre città sono invisibili, magari maltrattati e non rispettati.
I popoli in guerre completamente dimenticate o addirittura mai conosciute sono invisibili per l’opinione di chi crede di contare qualcosa.
Queste persone sono davvero segno di Cristo, segno attraverso il quale oggi ci parla e ci invita a costruire la pace partendo non dai trattati, pur necessari, ma dalla dignità di ognuno.
Maria, donna vittima di violenza
Sono Maria. La mia croce non si vede, ma pesa ogni giorno. L’ho presa senza volerlo, come te.
Mi hanno detto: “Sopporta, è normale”.
Normale non è. Gesù, tu prendi la croce senza giustificare il male.
Con te capisco che la pace comincia quando smetto di chiamare amore ciò che amore non è.
Preghiamo insieme e diciamo: Rendici attenti, Signore.
· Di fronte agli invisibili e scartati della nostra comunità.
· Di fronte a coloro che non contano nella nostra città.
· Di fronte ai popoli in guerra non considerati nei nostri dibattiti.
Padre nostro...
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dalla Lettera agli Ebrei (2,16-18)
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.
La pace è cammino.
Come spesso viene detto giustamente, una caduta è segno di una persona che è in cammino. Il restare fermi non porta cadute, ma solo immobilismo. Sembra che l’immobilismo sia segno di pace, in realtà la pace è camminare. Fu una felice espressione del venerabile don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e instancabile testimone di pace.
La pace è cammino, è andare incontro, è vivere la missione, è essere operatori e operatrici di pace, è muoversi compiendo parole e gesti nuovi, carichi di speranza. Gesù, cadendo sulla strada della Croce, ci mostra il cammino come strumento efficace per realizzare la sua pace.
Allora anche noi, nell’ incedere di Gesù, cadendo sotto il peso della croce, scopriamo il suo movimento verso di noi, un movimento che ci dona pace e che ci invita a camminare.
Hamza, giovane
Mi chiamo Hamza.
Sono caduto presto, prima ancora di cominciare davvero. La scuola non mi ha aspettato, il lavoro nemmeno.
Quando cadi una volta, ti guardano come se cadere fosse la tua identità. Gesù, tu cadi e ti rialzi.
Non ti vergogni della polvere.
Nel tuo rialzarti capisco che la pace non è assenza di cadute, ma fiducia che il cammino non è finito.
Preghiamo insieme e diciamo: Vogliamo camminare con te, Signore.
Quando ci sentiamo stanchi.
Quando ci lasciamo prendere dall’immobilismo.
Quando siamo tentati di delegare ad altri i processi di pace.
Padre nostro...
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Luca (2,33-35)
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori".
La pace è condivisione.
Da subito, fin da quei primi giorni del Bambino Gesù, quando fu presentato al Tempio di Gerusalemme, a Maria è stata annunciata l’identità del Figlio. A Maria è stata annunciata la missione di Cristo: egli è la pace, colui che costruisce ponti tra Dio e l’intera umanità e il creato.
A Maria è chiesto di partecipare a questo progetto di pace che passa attraverso la Croce. Ecco la condivisione che è stata chiesta a Maria, condivisione che Maria ha accolto fino alla fine. Ed è la condivisione che viene chiesta anche a noi, scegliendo di accogliere l’amore e la missione di Gesù e scegliendo di percorrere con Gesù il cammino faticoso della pace.
Si tratta di fare una scelta, di fare la scelta: condividere la missione di pace di Gesù.
Teresa, madre sola
Sono Teresa.
Ho guardato mio figlio sbagliare senza poterlo fermare. L’ho accompagnato fin dove ho potuto.
Amare così fa male, ma è l’unico modo che conosco. Maria, tu non fermi Gesù, ma non lo lasci solo.
Insegnami questa pace che resta anche quando il cuore si spezza.
Preghiamo insieme e diciamo: Maria, Vergine e Madre, sostenga i nostri passi di pace.
· Nelle prove della nostra vita personale.
· Nel contribuire al bene della nostra città e del mondo intero.
· Nel contribuire al bene della nostra città e del mondo intero
Padre nostro...
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Marco (15,20-21)
Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo.
La pace è cammino insieme.
Non camminiamo da soli nel nostro pellegrinaggio terreno. Per questa ragione non possiamo pensare che la pace si possa costruire con cammini solitari, cammini che non si incontrano mai. Il cireneo è un segno di un uomo che si è trovato a fare un pezzo di strada con Gesù portando la croce. Viene costretto a portare la croce, non ha fatto una scelta volontaria, ma contribuisce ad una storia di amore apportatrice di pace.
Nella vita, spesso, ci troviamo a dover fare un cammino con altri costretti dal contesto, dalle situazioni, da imprevisti.
Quando scegliamo di portare la croce con altri, quando ci convertiamo da una vita isolata ad una vita di relazioni, quando obbediamo alla vita che ci chiede di essere con altri e aiutarci vicendevolmente, allora la via della croce diventa via della pace, allora il carico pesante si fa leggero.
Abdul Muazzin, migrante
Mi chiamo Abdul Muazzin.
Non avevo scelto di aiutare, volevo solo passare oltre. Poi la vita mi ha costretto a fermarmi.
Ho portato pesi non miei, ma non inutili. Gesù, tu non mi hai chiesto il permesso:
mi hai reso parte della tua storia.
E da quel giorno, camminare con gli altri è il mio modo di costruire la pace.
Preghiamo insieme e diciamo: Aiutaci a camminare insieme, Signore.
Quando siamo tentati di fare tutto da soli.
Quando siamo tentati dall’indifferenza.
Quando la lamentela sembra che stia prendendo il posto dell’amore.
Padre nostro...
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Libro del profeta Isaia (53,1-3)
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
La pace è accoglienza dei volti.
La tradizione della Via Crucis ci consegna Veronica, una donna sconosciuta che però ci permette di riflettere sul volto del Signore e sui nostri volti. Il volto del Signore verso la morte, come preannunciava Isaia, non attira i nostri sguardi, come non siamo attirati dai volti di tanti uomini e donne che sono sfigurati a causa delle condizioni economiche, sociali, culturali, relazionali. Spesso sono volti che ci fanno paura perché mettono in discussione le nostre sicurezze. Abbiamo bisogno del coraggio di Veronica, capace di fare proprio il volto sfigurato di Cristo. Abbiamo bisogno del coraggio di Veronica per avviare nuove relazioni che partono dall’accogliersi nei nostri volti. La pace nasce quando volti disarmati, senza manie di attacchi e di difese, si incontrano, si riconoscono come volti della stessa umanità fino ad avviare processi di trasfigurazione, di luce.
Giusy, in ricerca
Sono Giusy. La pace con il mio volto è stata una conquista difficile. Troppo spesso ho visto paura negli occhi degli altri.
Veronica non ha paura di avvicinarsi.
Gesù, nel tuo volto ferito scopro che la pace inizia quando qualcuno smette di difendersi e osa riconoscere l’altro come fratello, come sorella.
Preghiamo insieme e diciamo: Mostraci il tuo volto, Signore.
In coloro che sono sfigurati dalle guerre.
In coloro che fanno fatica e non trovano un senso alla vita.
In coloro che sono condannati dalla nostra indifferenza e dai pregiudizi.
Padre nostro...
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dalla prima Lettera di san Pietro apostolo (2,21-24)
Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti.
La pace è disarmante.
La passione e la morte del Signore ci raccontano la pace che non si impone, una pace che lascia senza parole, una pace che non nasce da violenza, una pace che non è frutto di una guerra preparata. È lo stile di Dio: Egli non si impone, non schiaccia, non opprime, non risponde al male con il male. Questo stile ci disarma davvero, ci lascia a bocca aperta, ci fa cogliere davvero uno stile controcorrente rispetto alla nostra mentalità.
È uno stile profetico che ci fa intravedere cieli nuovi e terra nuova, apre il nostro sguardo e ci dona speranza. È lo stile che siamo chiamati ad accogliere con scelte coraggiose. Sì, perché la non violenza è frutto del coraggio, è frutto di chi si mette nelle mani di Dio e sa di non restare deluso.
Carlo, vittima del gioco d’azzardo
Mi chiamo Carlo.
Sono caduto più di una volta.
La seconda fa più male della prima, perché sai già cosa ti aspetta. Promesse, bugie, solitudine.
Gesù, tu cadi ancora e non smetti di camminare.
Forse la pace non è non cadere, ma non smettere di tornare alla verità.
Preghiamo insieme e diciamo: Illuminaci, Signore.
Quando siamo tentati dalla mania del controllo.
Quando siamo tentati dalla mania dell’onnipotenza.
Quando siamo tentati di andare alla ricerca di un Dio forte che sistemi ogni situazione e non riconosciamo la tua onnipotenza nella misericordia.
Padre nostro...
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Luca (23,27-31)
Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: "Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato". Allora cominceranno a dire ai monti: "Cadete su di noi!", e alle colline: "Copriteci!". Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?".
La pace è verità
La pace, quando è disarmata e disarmante, ci porta sempre al cuore della verità. Incontrando le donne di Gerusalemme, Gesù manifesta il suo costante desiderio di tessere relazioni di pace, improntate non sulla ricerca assillante di un colpevole su cui porre le attenzioni e puntare il dito, ma sulla verità costruttiva, una verità che va di pari passo con il prendersi cura.
L’incontro nostro con Gesù, come allora con le donne di Gerusalemme, è sempre un incontro di pace perché ci permette di scoprire la verità, scendendo anche in tante cose che non vogliamo mettere a nudo magari realtà della nostra vita che sanno di fragilità, di sbagli, di fallimenti, non per condannarci, ma perché Lui desidera prendersi cura di noi.
Mina, madre migrante
Sono Mina.
Piango per i miei figli più che per me.
Gesù, tu mi dici di guardare avanti, anche quando fa paura. Non mi consoli per zittirmi, mi parli per svegliarmi.
La pace che porti non anestetizza: mi rende responsabile della vita.
Preghiamo insieme e diciamo: Guidaci, Signore.
· Quando il dolore non ci permette di vedere nuove strade.
· Quando le nostre povertà vengono considerate da noi come ostacoli insuperabili.
· Quando abbiamo paura della verità e preferiamo fuggire.
Padre nostro...
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Libro del profeta Isaia (53,5-7)
Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca.
La pace è guarigione
Il cammino della pace è percorso di guarigione. Accogliendo queste parole di Isaia che prefigurano la passione del Signore, si può avere l’impressione della descrizione di una sconfitta, di torti subiti, di passività e inconsistenza dell’intervento di Dio. L’approccio di Gesù alle sue sofferenze è nella logica della guarigione, di cocci che si riparano più che di frammenti e scarti che si tende ad annientare ed eliminare. Le sue piaghe vissute nella logica dell’amore ricostruiscono relazioni con Dio, tra noi e con l’intero creato.
Ci rendiamo conto, allora, che le sofferenze vissute nella non violenza non sono atti inutili e difficili sconfitte, ma fanno intravedere un mondo rinnovato, un mondo che risulta addirittura migliore rispetto alle nostre aspettative.
Victor e Tatiana, coniugi fuggiti dalla guerra
Siamo Victor e Tatiana. La guerra ci ha tolto la casa, gli affetti, le certezze. Siamo arrivati qui con poco e con molta paura.
Avremmo potuto scegliere la rabbia. Abbiamo scelto di non farlo.
In mani accoglienti abbiamo trovato riparo. In relazioni nuove, guarigione. Imparando parole nuove, abbiamo ritrovato fiducia.
La pace, per noi, non è dimenticare la guerra, ma non lasciare che la guerra abiti il nostro cuore.
Preghiamo insieme e diciamo: Guariscici, Signore.
Dalla paura di non farcela.
Dalla convinzione che non si può riparare nulla nelle relazioni.
Dallo sconforto degli scenari di guerra che ostacolano la speranza.
Padre nostro...
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Matteo (27,33-37)
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa "Luogo del cranio", gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: "Costui è Gesù, il re dei Giudei".
La pace è spogliarsi
Vengono tolte le vesti al Signore prima di essere inchiodato sulla croce. Questa tappa della via della croce diventa decisiva per l’edificazione della pace. La pace è spogliarsi davvero di tante cose che ci appesantiscono e che rendono anche pesanti le relazioni.
Mentre Gesù viene spogliato da coloro che lo stavano uccidendo, è Egli stesso a lasciarsi spogliare. Lo ha sempre fatto, “pur essendo nella condizione di Dio, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso”, come San Paolo ha scritto nella sua Lettera ai Filippesi. Gesù si spoglia per rivestirsi del vestito del servizio. La pace nasce quando noi ci spogliamo di noi stessi per vestirci con l’abito del servizio, quando siamo nudi di noi stessi per servire.
Annamaria, prostituta
Sono Annamaria.
Mi hanno tolto tutto prima ancora di chiedermi il nome.
Il corpo diventa merce quando nessuno ti guarda negli occhi. Gesù, tu sei spogliato e resti Figlio.
Mi insegni che la dignità non si strappa.
E che la pace comincia quando qualcuno smette di usare.
Preghiamo insieme e diciamo: Spogliaci del nostro orgoglio, Signore.
· Quando mettiamo i nostri interessi individuali al centro rispetto al bene comune.
· Quando siamo imprigionati dalle nostre idee e non guardiamo la realtà.
· Quando le nostre convinzioni non ci pongono in uno stile di servizio.
Padre nostro...
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Luca (23,39-43)
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!". L'altro invece lo rimproverava dicendo: "Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male". E disse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso".
La pace è perdono
Sulla Croce Gesù non smette di perdonare, nonostante le sue sofferenze. La pace c’è solo quando c’è perdono nella giustizia. Un malfattore riconosce di essere stato ingiusto nella sua esperienza terrena, sa di aver sbagliato tutto, di non aver raggiunto l’obiettivo per cui è nato. Di fronte non trova un Dio che lo condanna, ma trova il Dio che lo accoglie e lo rende partecipe del paradiso, senza trattenere la pace solo per sè. Nel perdono scopriamo il paradiso, ci sentiamo già in esso perché avvertiamo relazioni nuove. Perdonandoci, come Egli ci perdona, facciamo spazio a tutti e gustiamo la pace.
Costantino, carcerato
Mi chiamo Costantino.
Il mio errore ha inchiodato me e altri.
Il tempo in cella non cancella, ma scava.
Gesù, tu sei inchiodato e continui a perdonare.
La tua pace non cancella il male, ma lo attraversa e lo trasforma: ripara.
E per la prima volta sento che il futuro non è chiuso.
Preghiamo insieme e diciamo: Rendici strumento di perdono, Signore.
· Di fronte a chi riteniamo non meritevole.
· Di fronte a chi cerca vita nuova.
· Di fronte a chi è etichettato dalla società.
Padre nostro...
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Luca (23,44-47)
Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo, spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: "Veramente quest'uomo era giusto".
La pace è dono di sé
Siamo al punto culminante del nostro cammino: la morte di Gesù viene riletta dall’evangelista non solo come assenza di vita, ma soprattutto come atto supremo della vita, come il consegnarsi di Gesù al Padre e a tutti noi. Per Gesù è il suo tempo, la sua ora. È il tempo della sua scelta definitiva: consegnarsi, quindi amare. È la sua scelta, la sua offerta, che non ha potuto delegare a nessun altro.
Come credenti, non possiamo non partire da questa fonte se desideriamo davvero la pace e vogliamo essere operatori ed operatrici di pace. È la pace che scaturisce dall’atto supremo di amore di Cristo che fa la differenza. Senza questo suo atto di amore i nostri sforzi di pace finirebbero per essere vani o magari per essere gesti volenterosi che farebbero prevalere il nostro unico punto di vista. La pace non ammette protagonismi sterili ed inutili. La pace nasce dall’amore autentico che permette di dare vita a quella “convivialità delle differenze”, come amava definirla don Tonino Bello. E lì, sulla croce, mentre Gesù spira, si intravede la convivialità di differenze, a tal punto che un soldato, anche lui complice di quell’ingiustizia, riconosce la giustizia in Gesù.
C’è il suo amore che ci precede sempre, c’è il suo Spirito che ci rende operatori ed operatrici di pace. Contempliamo questo grande amore, fatto di consegna totale: qui c’è la pace!
Valentin, uomo senza fissa dimora
Sono Valentin. Sono morto tante volte senza funerale. Indifferenza, freddo, sguardi che passano oltre.
Gesù, tu muori esposto, visibile, vulnerabile.
Nella tua morte non sono più invisibile. La tua pace mi raggiunge anche qui.
Sostiamo per qualche minuto in silenzio dinanzi al Crocifisso, contempliamo in questo segno la pace che Dio ci dona.
Padre nostro...
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Matteo (27, 57- 58)
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato.
La pace è consegna
Gesù che ha consegnato se stesso al Padre ora viene consegnato a Giuseppe di Arimatea. Con il corpo di Gesù, a Giuseppe viene consegnato l’amore, la pace, il segno disarmato e disarmante della grandezza di Dio. Gesù che ci ha salvato con la sua croce ed è la nostra pace ci coinvolge, consegnandosi a noi.
Lui che si è consegnato volontariamente alla morte di croce, ci chiede di prendere in carico la sua pace, di continuare la sua opera, di custodire la sua pace perché ci sia pace dentro e fuori di noi. Ognuno è chiamato a prendere in carico la pace di Cristo, non possiamo delegare ad altri la nostra risposta alla pace che Egli ci ha donato.
Viviamo con coraggio la pace del Signore, accogliamola come consegna. È la missione di ciascuno.
Marco, uomo accolto
Mi chiamo Marco.
Ho combattuto a lungo contro me stesso.
La pace è arrivata tardi ma non troppo tardi. Vivo con un mio amico.
La nostra casa è un rifugio di fortuna, ma non è più un nascondiglio. Gesù è deposto dalla croce. Giuseppe d’Arimatea lo prende con sé.
Anche noi siamo stati accolti così. E in quelle mani abbiamo trovato pace.
Preghiamo insieme e diciamo: Vogliamo prenderci cura di te, Signore.
· Nei fratelli e nelle sorelle che soffrono la fame.
· Nei fratelli e nelle sorelle senza casa.
· Nei fratelli e nelle sorelle a cui è stata lesa la dignità.
Padre nostro...
Cantore Ti adoriamo, o Cristo e Ti benediciamo,
Tutti perché con la tua santa Croce hai redento il mondo..
Dal Vangelo secondo Matteo (27,59-66)
Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all'entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c'erano Maria di Màgdala e l'altra Maria. Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: "Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore, mentre era vivo, disse: "Dopo tre giorni risorgerò". Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: "È risorto dai morti". Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!". Pilato disse loro: "Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete". Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
La pace è seme
Tutto sembra essere concluso, il sepolcro dà l’idea di una pace, quella del Signore, definitivamente sconfitta, sepolta. A rafforzare questa idea c’è il sigillare la tomba. Mentre tutto sembra concluso quel sepolcro esprime la forza viva del seme che caduto in terra, muore e porta molto frutto.
Vengono alla mente le parole che papa Leone XIV ha pronunciato al termine del Giubileo ordinario: “La fedeltà di Dio ci stupirà ancora. Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora”.
Lasciamoci stupire nell’attesa fiduciosa e colma di gesti concreti dalla promessa di Dio: la sua pace è seme fecondo, la sua pace è all’opera anche attraverso di noi, la sua pace giungerà al compimento. Come le donne al sepolcro, nonostante i venti contrari, siamo la generazione dell’aurora, della resurrezione.
Mike, giovane in ricerca
Sono Mike. Sono in una terra di mezzo: non più quello di prima, non ancora quello che sarò. Il sepolcro mi somiglia. Gesù, nel silenzio tu lavori.
La tua pace non fa rumore, ma germoglia. E io aspetto, senza scappare.
Preghiamo insieme e diciamo: Tu non ci deludi, Signore: sei la nostra speranza!
Perché sei all’opera nella storia come seme fecondo.
Perché agisci con il tuo Spirito in coloro che liberamente ti accolgono.
Perché ti mostri nei piccoli e nei poveri, nel loro essere disarmati e disarmanti.
Padre nostro...
Siamo giunti al termine di questo tempo di preghiera, di ascolto e di riflessione. Ora abbiamo bisogno che la sua Parola sia interiorizzata dentro di noi perché possiamo compiere scelte di pace e i nostri passi siano davvero passi di pace e quindi di incontro con tutti e di fraternità. Il Signore ci sostenga nel cammino quotidiano.
Pausa di Silenzio
Signore Gesù, aiutaci a vedere nella Tua Croce tutte le croci del mondo:
la croce delle persone affamate di pane e di amore;
la croce delle persone sole e abbandonate perfino dai propri figli e parenti;
la croce delle persone assetate di giustizia e di pace;
la croce delle persone che non hanno il conforto della fede;
la croce degli anziani che si trascinano sotto il peso degli anni e della solitudine;
la croce dei migranti che trovano le porte chiuse a causa della paura e dei cuori blindati dai calcoli politici;
la croce dei piccoli, feriti nella loro innocenza e nella loro purezza;
la croce dell’umanità che vaga nel buio dell’incertezza e nell’oscurità della cultura del momentaneo;
la croce delle famiglie spezzate dal tradimento, dalle seduzioni del maligno o dall’omicida leggerezza e dall’egoismo;
la croce dei consacrati che cercano instancabilmente di portare la Tua luce nel mondo e si sentono rifiutati, derisi e umiliati;
la croce dei consacrati che, strada facendo, hanno dimenticato il loro primo amore;
la croce dei tuoi figli che, credendo in Te e cercando di vivere secondo la Tua parola, si trovano emarginati e scartati perfino dai loro famigliari e dai loro coetanei;
la croce delle nostre debolezze, delle nostre ipocrisie, dei nostri tradimenti, dei nostri peccati e delle nostre numerose promesse infrante;
la croce della Tua Chiesa che, fedele al Tuo Vangelo, fatica a portare il Tuo amore perfino tra gli stessi battezzati;
la croce della Chiesa, la Tua sposa, che si sente assalita continuamente dall’interno e dall’esterno;
la croce della nostra casa comune che appassisce seriamente sotto i nostri occhi egoistici e accecati dall’avidità e dal potere.
Signore Gesù, ravviva in noi la speranza della risurrezione e della Tua definitiva vittoria contro ogni male e ogni morte. Amen!
Preghiamo.
Padre misericordioso, tu hai voluto che il Cristo tuo Figlio subisse per noi il supplizio della croce per liberarci dal potere del nemico, donaci di giungere alla gloria della resurrezione. Per il nostro signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e vive e regna nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli.
Amen.
Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.
Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio ☩ e Spirito Santo.
Amen.
Andate in pace.
Rendiamo grazie a Dio.