IN AGGIORNAMENTO
Il Presidente
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
R. Amen.
Il Presidente
Carissimi fratelli e sorelle, questo tempo di adorazione ci aiuti ad entrare nei sentimenti di Gesù, nel suo amore che ci raggiunge, ci accoglie e ci perdona. «Il modo in cui Cristo ci ama è qualcosa che Egli non ha voluto troppo spiegarci. Lo ha mostrato nei suoi gesti. Guardandolo agire possiamo scoprire come tratta ciascuno di noi, anche se facciamo fatica a percepirlo. Andiamo allora a guardare lì dove la nostra fede può riconoscerlo: nel Vangelo»
(Dilexit nos n.33).
“Vi ho dato l’esempio”
Dal Vangelo secondo Giovanni (13, 12-15)
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro:
«Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.
Signore e Maestro, in questa cena disegni i tratti del servizio e dell’amore lavando i piedi ai tuoi discepoli, gesti che ci lasciano meravigliati e che forse, come gli stessi apostoli, non comprendiamo fino in fondo. Neanche Giuda ne ha consapevolezza, ma a differenza degli altri decide di allontanarti e con un bacio ti consegna ai farisei. Ti ci lasci in eredità un gesto che racconta il tuo amore per ogni uomo. Oggi, più che lavare i piedi del fratello siamo inclini a calpestarne la dignità, presi dalla sete di primeggiare, di avere di più, di essere i primi a scapito di tutto. Tu, sì, vuoi essere il primo, ma a baciare i piedi dei tuoi discepoli, quei piedi che hanno calpestato strade sporche e polverose, sì, tu accogli con quel bacio la loro debolezza perfino il tradimento di un tuo amico. Mettendoti ai piedi dei discepoli tu ci insegni che l’amore vero inizia sempre dall’umiltà. Se stasera la liturgia ci fa risuonare questo invito: ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri, non possiamo non ascoltarlo! Ci chiedi di lavare i piedi stanchi e infangati di un fratello e una sorella dopo un lungo e faticoso cammino di conversione, detergerli con l’acqua delle lacrime condivise e asciugarli delicatamente con il lino della comunione.
“Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”
Dal Vangelo secondo Giovanni (13, 33-38)
Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.
Questa è una notte densa di gesti, di sguardi, di domande e in essa risuonano dal braciere ardente del tuo amore queste parole: Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Sono parole che svelano tutte le ombre e le inquietudini di chi ti ha seguito, di chi ha camminato con te, di chi ha visto le tue mani risollevare gli esclusi, liberare i precipitati nell’abisso del male, guarire e ricondurre alla vita chi giaceva nelle tenebre. Inquietudini e ombre che si intrecciano con il desiderio spavaldo di volerti seguire subito lì dove stai andando… promessa fragile che nel cuore di Pietro dovrà passare dalla notte del rinnegamento e dal sentirsi profondamente amato e perdonato da te. Tu cammini così verso il luogo del dono supremo per ciascuno di noi e in questa notte sembri dirci: non abbiate paura di amare, amate come io vi ho amato, come ho amato voi e i fratelli che sono qui accanto a voi. Amate con l’amore ricevuto da me, amate con il mio cuore perché siete parte di me.
All’unisono:
Signore mio Gesù,
voglio amare tutti coloro che tu ami.
Voglio amare con te la volontà del Padre.
Non voglio che nulla separi il mio cuore dal tuo,
che vi sia qualcosa nel mio cuore
che non sia immerso nel tuo.
Tutto quel che vuoi io lo voglio.
Tutto quel che desideri io lo desidero.
Dio mio, ti do il mio cuore,
offrilo assieme al tuo a tuo Padre,
come qualcosa che è tuo
e che ti è possibile offrire,
perché esso ti appartiene.
(C. de Foucauld, Preghiera)
“Vi lascio la pace, vi do la mia pace”
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,27-31)
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: «Vado e tornerò da voi». Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui».
“La pace è la serenità della mente, la tranquillità dell’anima, la semplicità del cuore, il legame dell’amore, la comunione della carità” (Cesario di Arles). La pace che viene dall’alto non è come quella che dà il mondo, fatta di equilibri sottili per il quieto vivere, ma è avere un cuore unificato, costantemente in cammino, sempre proteso nel cercare la sola cosa necessaria: tu, Signore e Maestro (Gv 13,14). La tua pace, preludio del dono pasquale, ci aiuta così a vivere con fiducia i momenti di turbamento e paura che, come densa tenebra, appesantiscono il nostro andare. La tua pace è come luce che brilla, è fonte di consolazione per i tuoi che di lì a poco si disperderanno nella notte dello smarrimento! Lasci loro in dono questo tesoro al quale potranno ritornare quando tutto sarà compiuto, perché non restino confusi.
Tu dici ai tuoi discepoli: “Vado e tornerò da voi”, vai per amore e torni nella luce della Pasqua inondandoci di questo amore. Nella confidenza di questa tua consegna, ci inviti a vivere nella gioia il tuo andare al Padre. Nello stupore di questo mistero meraviglioso d’amore desideriamo entrare per poter sperimentare la bellezza e la forza del tuo slancio amante sapendoci in te figli amati, desiderati e custoditi nel cuore del Padre. La tua obbedienza filiale oggi ci interpella e ci chiede di metterci in ascolto della volontà del Padre, che è volontà di bene che conduce alla pienezza; ascoltare per rimanere nella fiducia dei piccoli gustando e vivendo il dono della tua pace nella quotidianità semplice, testimoniando l’amore che ci rende figli liberi e compiuti.
“Rimanete nel mio amore”
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)
Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone, ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.
“Benché nelle Scritture abbiamo la sua Parola sempre viva e attuale, a volte Gesù ci parla interiormente e ci chiama per portarci al suo cuore. Ci chiama per farci entrare lì dove possiamo recuperare le forze e la pace: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, c io vi darò ristoro» (Mt 11,28). Per questo ha chiesto ai suoi discepoli: «Rimanete in me» (Gv 15,4)” (Dilexit nos n.43). Amore disceso dal Padre, oggi ci chiedi di rimanere in te, di non radicarci in altro se non in te. Tutto ciò che hai ricevuto dal Padre ce lo hai offerto aprendoci un varco nuovo di amicizia vera, fatta di confidenza, amicizia un tempo perduta e in te ritrovata. Rimanere nel tuo amore è tornare a passeggiare nel giardino e intessere un dialogo di dolcezza paterna. È come una cascata che gioiosamente si riversa nel silenzio di questa notte, acqua cristallina la tua figliolanza nella quale desideri immergerci. Rimanere nel tuo amore è riposare nel tuo cuore, è lasciare che lo Spirito Santo costruisca la comunione tra noi. Ed il comando che sembri imporci non è altro che quel giogo dolce e leggero che porti insieme a noi mentre ci indichi la via che ci riconduce al Padre. Dimorare in te è fare circolare il tuo amore tra noi quell’amore che non è solo dare ma che è anche ricevere, di noi, troppo autosufficienti, abbiamo smarrito il senso della reciprocità. L’amore non è solo dare, non è solo ricevere: è armonia del dono reciproco che apre alla gioia del noi. Per stanare la nostra autoreferenzialità ci accompagni ad uscirne con queste parole: “Non voi avete scelto, me ma io ho scelto voi”. La nostra terra solo con te porterà frutti di amore e racconterà al mondo che l’amore è la sola e unica strada della felicità.
“Voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io”
Dal Vangelo secondo Giovanni (17, 22- 26)
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».
Nel calore della tua preghiera al Padre scorgiamo una bellezza che non ha pari, una bellezza mai assaporata e sperimentata. Tu ci racconti del Padre e ce lo mostri nella tua presenza e prendendoci per mano racconti a lui di noi con ineffabile cura fraterna; e in questo dialogo così profondo entriamo quasi in punta di piedi scoprendo il tuo desiderio per noi, o Maestro; desiderio che come profumo leggero pervade tutta la stanza della cena; desiderio per i tuoi discepoli e per noi che sulla loro parola abbiamo creduto. Discepoli di ieri e discepoli di oggi sono in questo unico desiderio, quello dell’unità di amore che scorre tra te e il Padre nello Spirito, l’essere una cosa sola come voi siete una sola cosa. L’unità fiorisce se saremo docili allo Spirito che mai omologa ma tutto crea e ricrea armonizzando le differenze. Così lo Spirito Santo, esperto ricamatore di bellezza, compone sempre la tua immagine nel nostro essere figli in te. L’unità è armonia d’amore che spesso è minacciata dalla paura di perdere qualcosa di noi nell’incontro con l’altro, finendo per isolarci rinnegando la verità del nostro essere ad immagine di un Dio che è relazione. È tuo desiderio che noi siamo un unico corpo che loda, un unico pane che si spezza, un unico slancio d’amore che risponde al dono totale di te. Così ci offri la giusta tonalità perché il canto di ciascuno sia intonato al tuo e saremo lì dove tu sarai, vicino al cuore del Padre e al cuore del fratello.
R. Come tu nel Padre e il Padre in te, rendici perfetti nell’unità.
Un lettore
Lo Spirito illumini la tua Chiesa perché possa essere riflesso della tua comunione con il Padre. R.
La nostra vita unita alla tua manifesti al mondo l’Amore con cui ci hai amati. R.
Non si spenga mai in noi il desiderio di rimanere con te. R.
L’unione tra noi sia il sacramento con il quale Dio si rivela Padre di tutti e salva
il mondo. R.
La tua volontà di Figlio e quella del Padre sono in perfetta sintonia: il vostro amore trovi spazio e accoglienza in ogni creatura. R.
Ciascuno di noi, pur vivendo nel mondo, non sia dal mondo, per continuare la testimonianza della verità. R.
Il Presidente
Concludiamo questo momento di adorazione elevando al Padre che è nei cieli la preghiera che Gesù ci ha insegnato:
Il Presidente
Padre santo, che ci inviti ad accompagnare il tuo Figlio negli ultimi istanti di consegna alla tua volontà, concedici, nelle nostre notti, di cercare te e di non esitare, nella prova, ad abbandonarci nelle tue mani. Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.
L’assemblea si scioglie in silenzio